Padrino Pelao

Il TANGO CHE OSSERVA: "PADRINO PELAO" E IL TEATRO DELLA STRADA
​Esistono tanghi che sono vere e proprie scene cinematografiche. "Padrino Pelao" (registrato dal mitico Carlos Gardel nel 1930 e poi ripreso con la forza di Julio Sosa anni dopo) ci porta dritti davanti alla porta di una chiesa o di una casa in festa per un matrimonio di quartiere.
​La Storia tra i Versi
​Il titolo stesso è un grido: "Padrino Pelao!". Era l’urlo dei ragazzini di strada (gorriones) che aspettavano il padrino della sposa per chiedergli di lanciare monete. Se il padrino non lanciava nulla (era "pelao", ovvero al verde o avaro), i monelli lo insultavano gridando ancora più forte.
​Ma dietro l'allegria del baccano, Manzi (o chi scrive questi quadri di vita) ci mostra la realtà cruda:
​Il pregiudizio: Le vecchiette del quartiere che mormorano: "Ha peccato e si veste di bianco".
​L'amarezza: La "pebeta" che guarda la sposa con invidia e tristezza, sapendo che per lei non ci sarà mai un corredo bianco.
​L'immigrazione: Il "tano" (l'italiano) che brontola alla porta perché non vuole imbucati al banchetto.
​Perché analizziamo questo brano?
​Perché questo è il Tango che amo raccontarvi: un tango che non si limita ai passi, ma che fotografa l'umanità.
​C'è un contrasto
​Carlos Gardel (1930): La sua voce acrobatica e brillante rende la scena quasi una commedia, vibrante e veloce.
​Julio Sosa: Più drammatico, più cupo, dà forza a quell'aspetto interpersonale di cui parlavamo prima.

In 'Padrino Pelao' vediamo la milonga della vita. C'è chi guarda per invidia, chi per noia, chi per cattiveria. Proprio come oggi in pista: molti ballano per 'apparire' o per abitudine. Ma la vera essenza è in chi, nonostante le sofferenze e le attese (come quelle che abbiamo vissuto prima di tornare a ballare), trova in quei 12 minuti della tanda la forza di sentirsi parte di una storia, di un abbraccio che va oltre il pregiudizio della gente."

Il Brano Padrino Pelao Gardel
https://youtu.be/pu5kzt-5sR4?si=Qzi9HA7-XnLYrJcM

versione di Julio Sosa
https://youtu.be/BoTvvCxXhKI?si=ZFiL2p0egPp3qjBA


PADRINO PELAO (Padrino al verde!)
Traduzione a cura di Gerry – Il senso profondo del brano
L'ATTACCO: IL BACCANO IN STRADA
"Saraca, muchachos, dequera un casorio! / ¡Uy Dio, qué de minas, 'ta todo alfombrao!"
Il senso: "Accidenti ragazzi, guardate che matrimonio! Ehi Dio, quante donne eleganti, sembra tutto un tappeto di lusso!"
IL GRIDO DEI RAGAZZINI
"Y aquellos pebetes, gorriones de barrio, / acuden gritando: ¡Padrino pelao!"
Il senso: "E quei ragazzini, i monelli del quartiere, accorrono gridando: 'Padrino spennato! Padrino senza un soldo!'" (perché non lanciava le monete).
IL CONTRASTO SOCIALE (La parte amara)
"Allí, en la vereda, se ve entre el montón, / el rostro marchito de alguna pebeta / que ya para siempre perdió su ilusión."
Il senso: "Lì sul marciapiede, in mezzo alla folla, vedi il volto appassito di qualche ragazza che ha già perso per sempre la speranza di avere un suo giorno felice."
IL PETTEGOLEZZO DELLE VECCHIE
"¿Ha visto, señora, qué poca vergüenza? / ¡Vestirse de blanco después que pecó!"
Il senso: "Ha visto, signora, che svergognata? Si veste di bianco dopo quello che ha combinato (dopo aver peccato)!"
LA RABBIA DELL'IMMIGRATO (Il "Tano")
"Y un tano cabrero rezonga en la puerta... / Aquí, en esta casa, osté no me entra."
Il senso: "E un italiano (il tano) incazzato brontola sulla porta: 'In questa casa, lei non entra!'." (Perché vede un imbucato o un damerino che vuole approfittarsene).
IL FINALE: L'AVARIZIA
"¡Uy Dio, qué amarrete! Ni un cobre ha tirao... / ¡Qué bronca, muchachos! Se hizo el otario."
Il senso: "Mamma mia, che spilorcio! Non ha lanciato nemmeno un centesimo di rame... Che rabbia, ragazzi! Ha fatto finta di niente, ha fatto lo scemo per non pagare."


Ho confrontato Gardel e Sosa su questo brano. Gardel ci fa sorridere dei monelli di strada che urlano al padrino avaro; Sosa invece ci fa sentire il peso di quel quartiere dove il matrimonio è un lusso per pochi. Stesse parole, due mondi diversi. È questo il bello del Tango: la musica cambia a seconda di quanto cuore (o dolore) ci metti dentro."

IL TANGO È LA STRADA CHE HO CALPESTATO
​Spesso mi dicono: "Gerry, ma perché vai a scavare nelle storie del 1930?". La risposta è semplice: perché in quei racconti ci sono io.
​Quando ascolto Padrino Pelao, non sento solo una vecchia registrazione. Sento le grida dei ragazzini che aspettano le monete fuori dalla chiesa. E mi rivedo lì, tra loro. Anch'io facevo parte di una "banda" in strada, con quell’incoscienza pura che hai solo a quell’età. Eravamo ingenui, affamati di vita, pronti a tutto per un momento di festa o per una sfida tra amici.
​Molti oggi ballano il tango in sale asettiche, pensando solo alla postura e alla tecnica. Ma quasi nessuno tocca le vere origini. Il tango è nato dal sudore, dalla polvere del marciapiede, dalla voglia di riscatto di chi non aveva niente ma sentiva tutto.
​Ballare oggi, per me, significa portare in pista quel ragazzino che ero. Significa onorare quella strada che mi ha insegnato la vita prima ancora che imparassi a ballare. Ecco perché cerco il senso profondo di questa danza: perché se togli la storia e la strada, il tango resta solo un esercizio fisico. Se invece ci metti la tua vita, allora quel 10% di passione diventa realtà.


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